Craxi, Benedetto (Bettino)

Craxi

Benedetto Craxi, noto come Bettino, nacque nel 1934 a Milano.

Il padre era un antifascista siciliano, la madre una casalinga lombarda. Passata l’adolescenza in collegio, a 17 anni si iscrive al Psi. Sin dai primi anni nella Federazione Giovanile, si posizionò subito contro la subalternità al Pci. Nel 1957 si schierò con Nenni e per l’ingresso al governo con la Dc. Nella stessa occasione entrò nel CC. Assessore al Comune di Milano nel 1961, nel 1965 entrò nella Segreteria. Deputato dal 1968, dovette affrontare la crisi del Psu di cui era stato tra i principali patrocinatori. Vicesegretario nel Psi di Giacomo Mancini e di Francesco De Martino dal 1972, fu incaricato di mantenere i rapporti con gli altri socialisti europei. Nel 1976, toccando il partito il minimo storico elettorale, si tenne il Congresso del Midas di Roma: Claudio Signorile, Antonio Landolfi, Enrico Manca e ovviamente Craxi si proposero come un’alternativa radicale alla “vecchia guardia”. Si arrivò così all’elezione di Craxi, che doveva essere nelle intenzioni una tappa temporanea. Nel 1978 riesce a conquistare le simpatie della sinistra di Signorile oltre che la tradizionale ala nenniana. Fu l’unico a schierarsi per la trattativa con le Br durante il rapimento di Moro. Nel 1981, al Congresso di Palermo, ottenne il 70% dei consensi – con l’appoggio di Gianni De Michelis, Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto.

Il Psi di Craxi diventa un partito che si richiama al socialismo europeo, con vocazione modernizzatrice e anti-ideologica, tanto da abbandonare marxismo e leninismo. Creò anzitutto un’immagine nuova del leader, una visione in linea con la “Milano da bere” e con un Psi sempre più addentro ai circoli economici e istituzionali. “Craxi era uomo di forte tempra e carattere.

Aveva un tipo di comportamento politico aperto e anche uno stile diverso da quello estremamente cauto caratteristico dei suoi predecessori alla testa del Partito socialista” (Cafagna L., Il duello a sinistra negli anni Ottanta, in Acquaviva G., Gervasoni M., “Socialisti e comunisti negli anni di Craxi”, Marsilio, Venezia, 2011, pp. 18-19).

“Offriva una visione realistica dei tratti distintivi del decennio. I valori trionfanti dell’imprenditorialità, del consumismo e dell’individualismo dovevano essere celebrati in quanto tali, senza passare attraverso alcun filtro di riflessione. (…) La parola d’ordine era “innovazione” e il potere doveva essere esercitato per se stesso” (Ginsborg P., L’Italia del tempo presente, Einaudi, Torino, 2007, pp. 281-282).

“Il carisma del leader appare ora non l’espressione di un blocco sociale e di un’ampia e articolata organizzazione (…) ma quasi un surrogato di essi. (…) scandisce il passaggio dalle forme tradizionali della politica, nelle quali era cresciuto e di cui era largamente intriso, al sostanziale scardinamento di esse” (Crainz G., Il paese reale, Donzelli, Roma, 2012, pp. 59-160).

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