Ha vinto Hitler.

natta

 

Nel suo “Patria”, Enrico Deaglio ri-narra una scenetta che, a memoria di Petruccioli, sarebbe accaduta la sera del 9 novembre 1989, quando  il giovane dirigente entrò nella stanza dell’anziano Presidente per chiedergli consiglio sul da farsi di fronte agli eventi che stavano travolgendo la Germania dell’Est.

Così più o meno sarebbe andato il dialogo:

“Che cosa facciamo?” Natta gli risponde: “Volete cambiare nome? Fatelo… tanto, qui è tutto finito… qui cambia il mondo, cambia la storia… ha vinto Hitler” “si realizza il suo disegno, dopo mezzo secolo…Idee e progetti di cambiamento vengono liquidati. Non per sempre, credo. Torneranno fuori, fra trent’anni, cinquanta… Non so dove, non so in quale forma. L’esigenza rimane”.

Come osserva Luca Telese (Qualcuno era comunista), nel racconto di Petruccioli c’è tutta la “sfasatura di incomprensione fra due uomini e due mondi che parlano lingue diverse”: “dopo la caduta del Muro i comunisti delle due principali generazioni che convivono sotto la stessa identità co storie diverse, prima ancora che sulle idee, a caldo, sono divisi dagli stati d’animo. Nel vecchio Natta prevale il senso crepuscolare di un’epoca che finisce, portandosi via con sé gli orrori del muro, ma anche il senso dell’utopia che aveva acceso il secolo. Nel giovane Petruccioli emerge l’ansia per una liberazione che potrebbe azzerare il peso di una storia che oggi lui, Occhetto e gli altri dirigenti della generazione dei quarantenni avvertono come una zavorra”.

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