Che ci dicono quelle immagini?

Il nostro Blog si avvale oggi di un ospite. Cediamo la penna a Enrico Veronese (@enver), Campaign Officer e esperto di comunicazione politica, che si presta per noi a riflettere sulla grafica del Pci degli anni Ottanta.

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PCI 1984-1989, ovvero il partito dell’alternativa democratica dopo la fine del sogno(?) chiamato compromesso storico, a seguito del delitto Moro e della lotta al terrorismo. Un partito che ha nell’altra sinistra(?) la sua insidia maggiore, quel PSI craxiano assurto a interprete della contemporaneità specie nei grandi centri urbani. Ma che a dispetto del nome comunista persegue politiche praticamente socialdemocratiche, intese in senso europeo.

 

Osservando lo scorrere del tempo sotto una chiave grafica, gli anni Ottanta a Botteghe Oscure terminano la stagione astrattista e geometrica dei quadrati rossi e dei cerchi neri: ne fu tra i fautori il partigiano Primo De Lazzari, poi rimasto in forza a Botteghe Oscure per la propaganda e la comunicazione grafica attraverso i manifesti, scomparso qualche giorno fa.

Anche nelle tessere spariscono i cieli, i libri, i giornali per dar spazio a un maggior minimalismo del bianco. Sono gli anni delle commemorazioni: anniversarie come per Togliatti e Gramsci (rispettivamente a venti e cinquant’anni dalla scomparsa) oltre che la Liberazione nel quarantennale, purtroppo in tempo reale per Berlinguer nella tessera del 1985. La testata alterna equamente la dizione estesa Partito Comunista Italiano (1984, 85, 88) e la sigla PCI (1986, 87. 89). Vengono impiegati varie font: ondulata all’inizio della serie, “cacofonica” l’anno successivo (rosso sopra grigio), dipinto o times new roman(?) o arial o helvetica nell’ultima versione. Accanto al rosso e al verde, al blu e al giallo, c’è molto grigio, in specie per i ritratti di chi non c’è più: magari non saranno cinquanta sfumature, ma i pixel opticali per Gramsci erano quantomeno arditi. Campeggia sempre la falce e martello, dipinta di bianco, di giallo o di rosso a seconda dell’occasione e dello sfondo.

 

Ma nel 1986 entra di prepotenza un altro tema: la pace, stilizzata dall’arcobaleno nel quarto foglio, simbolo di istanze giovani e crescenti in quegli anni (l’ambiente, il terzomondismo, i diritti non economici) così come oggi. Proprio nell’ultima tessera, datata 1989 -che l’indagine di questo blog prende in considerazione- la falce e martello è sì preponderante, occupando gran parte dello spazio nella prima facciata e continuando nella quarta, ma anche in acquarello scolorito, vermiglio tendente all’arancione. Col senno di poi, ad anticipare la svolta di undici mesi (e giusto un anno più tardi del tripudio di bandiere rosse per il retro della tessera 1988). Sul retro, il baffo verde che verrà ripreso da molta pubblicistica del PDS e anche dal nefasto logo dei Progressisti, ultimo anno di civiltà preberlusconiana.

Il 1989 è anche l’anno della campagna elettorale per le europee, che rinfranca Occhetto: via i vecchi manifesti a sfondo blu con la scritta “vota comunista”, dentro i manifesti bianchi e la dizione “vota il nuovo PCI”. La FGCI risente meno del cambio di clima: il rettangolo è orizzontale, la sigla ne occupa la più parte, la stella rossa è inserita nel verde, nessun riferimento o frase o ammicco. Molto sovietizzante, stilisticamente parlando. All’interno della tessera degli adulti, tutto come sempre: le indicazioni “rilasciata al compagno/a”, “iscritto dal”, “sezione di” e la relativa federazione da riempirsi con dattiloscritti, l’articolo 1 dello Statuto e lo spazio per i bollini annuali “sottoscrizione stampa” dai colori tanto saturi quanto irreali, il timbro della sezione, la firma a penna del segretario locale e quella stilizzata di Berlinguer, poi Natta, poi Occhetto.

Col PDS si passa a tessere plastiche e addirittura pluriennali, minimali col solo logo, da rinnovare assieme al calendario: l’avvento della rosa del socialismo europeo data 1997, anno di governo, poi addirittura il pianeta (velleità da Ulivo mondiale?) l’anno successivo, le stelle d’Europa al cambio del millennio e un dalemianissimo all-red per la cifra tonda.

Ah, tra una settimana Achille Occhetto compirà ottant’anni.

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