Firenze/Europa 1986

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Il 9 di aprile del 1986 cominciò a Firenze il XVII Congresso del Pci.

Per la prima volta il partito comunista non si considerava più parte del “movimento operaio”, come ancora aveva detto Berlinguer nel XVI Congresso del 1983, ma “della sinistra europea”.

Per e con la sinistra europea sarebbe stato elaborato un nuovo programma: il programma diventava il cemento dell’identità.

Veniva meno anche la sicurezza di Berlinguer sull’esattezza della line apolitica come un’intrinseca caratteristica della storia del Pci: crollava la certezza della superiorità morale dell’essere comunisti e l’identità iniziava ad essere definita secondo parametri di concretezza.

Il compagno e il panino con la salsiccia

Festa Unità

Avete mai provato a digitare “Feste dell’Unità anni Ottanta” su un motore di ricerca? 206mila risultati.

Da Galliera a Tirrenia, da Cariati a Milano. Forum, pagine facebook, articoli di giornali locali, libri.

L’immaginario del Pci è popolato ancora oggi da quel momento dell’anno in cui il popolo comunista si ritrovava, si contava, si confrontava. Una struttura sempre meno artigianale e sempre più organizzata: il palco centrale diventa il palco del concerto, gli stand gastronomici dei veri e propri ristoranti.

L’unica cosa che non cambia è la volontà dei militanti di esserci, di lavorare per il partito, in un momento di festa collettiva.

Come dice Cristiana Torti, dell’Università di Pisa, Le Feste de l’Unità in quel periodo furono eventi cruciali nei quali veniva propagandata, discussa e diffusa in forma allargata la “linea” politica. Una sorta di congressi non formalizzati, aperti e all’aperto.

La foto di copertina è tratta dall’archivio storico de l’Unità, 1985.

 

Firenze. 1989. Ironie della sorte

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Firenze. 1989. Festa nazionale de “l’Unità”.

Una festa originale. Parecchio.

Anzitutto perché non si concluse col comizio conclusivo del Segretario del partito ma con una performance del ballerino russo esule in Occidente Rudolf Nureyev.

I maligni di “Tango” dissero che Occhetto aveva deciso di non parlare di domenica sera dato che “la Repubblica” non usciva il lunedì…

Quindi parlò di sabato sera. E disse che il nuovo Partito Comunista aveva cambiato pantheon: basta con Marx, Lenin e Togliatti.  Il nuovo olimpo dei padri sarebbe stato formato da

Olaf Palme, Willy Brandt e Enrico Berlinguer.

Nel giro di una settimana morirono d’infarto due grandi storici del partito, Paolo Spriano e Giorgio Candeloro. Ironia della sorte.

Rimini 1991

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rimini1991Rimini. Scenografia imponente, in puro stile anni Ottanta – quello stile inaugurato dalla premiata ditta Craxi-Panseca per i Congressi del Psi e considerato così “moderno”…

Così, in questo tripudio di rosso, il Pci cede il passo al Pds. L’ultimo intervento di Occhetto come Segretario.

 

1989. 12 Novembre

“Abbandoniamo vecchie strade e inventiamone di nuove”.

Questo il senso del discorso di Occhetto secondo Walter Donati, il redattore de l’Unità incaricato di seguire l’inattesa comparsata del Segretario Generale del Pci alla riunione degli ex-partigiani dell’area della Bolognina (BO).

Era il 12 novembre 1989.

Tre giorni dopo il crollo del muro di Berlino, cinque anni dalla morte di Berlinguer.

Cinque anni in cui Occhetto, attorniato da una leva di nuovi dirigenti “quarantenni”, aveva sostanzialmente proceduto ad una revisione di forme e contenuti dell’identità comunista tale da rendere del tutto prevedibile una mossa del genere.

Ma che cosa disse Occhetto? In realtà non disse nulla di nuovo rispetto al percorso portato avanti negli anni precedenti. Le vere novità vennero dopo, e la “Svolta” fu più un momento di rilevanza mediatica per l’assonanza con l’analoga mossa di Gorbacëv – che si era rivolto proprio ai veterani della guerra per spiegare il senso della sua Perestrojka.

“E’ necessario andare avanti con lo stesso coraggio che fu dimostrato durante la Resistenza”.

Con il crollo del Muro di Berlino “finisce davvero la Seconda Guerra Mondiale”

“Voi avete vinto la Seconda Guerra Mondiale. Ora, se non volete che venga persa, non bisogna conservare ma impegnarsi in grandi trasformazioni”.

Cambiare tutto per non cambiare niente? e soprattutto: cambiare il nome?

Le strade nuove “lasciano presagire tutto”.

Così, sinteticamente, il quotidiano comunista tratta della “Svolta” che cambiò i due successivi decenni dell’Italia il 13 di novembre del 1989. Lo spazio principale era dedicato ad altri grandi eventi: la Germania Est, la morte di Dolores Ibarruri “Pasionaria”.

Così in realtà si concluse una storia, quella del Pci, e si aprì il travagliato cammino alla ricerca di una nuova identità e di un nuovo ruolo… ma questa è un’altra storia.

(la foto è di Umberto Gaggioli, conservata presso la Fondazione Istituto Gramsci dell’Emilia Romagna. Una galleria è disponibile qui)