1989. 12 Novembre

“Abbandoniamo vecchie strade e inventiamone di nuove”.

Questo il senso del discorso di Occhetto secondo Walter Donati, il redattore de l’Unità incaricato di seguire l’inattesa comparsata del Segretario Generale del Pci alla riunione degli ex-partigiani dell’area della Bolognina (BO).

Era il 12 novembre 1989.

Tre giorni dopo il crollo del muro di Berlino, cinque anni dalla morte di Berlinguer.

Cinque anni in cui Occhetto, attorniato da una leva di nuovi dirigenti “quarantenni”, aveva sostanzialmente proceduto ad una revisione di forme e contenuti dell’identità comunista tale da rendere del tutto prevedibile una mossa del genere.

Ma che cosa disse Occhetto? In realtà non disse nulla di nuovo rispetto al percorso portato avanti negli anni precedenti. Le vere novità vennero dopo, e la “Svolta” fu più un momento di rilevanza mediatica per l’assonanza con l’analoga mossa di Gorbacëv – che si era rivolto proprio ai veterani della guerra per spiegare il senso della sua Perestrojka.

“E’ necessario andare avanti con lo stesso coraggio che fu dimostrato durante la Resistenza”.

Con il crollo del Muro di Berlino “finisce davvero la Seconda Guerra Mondiale”

“Voi avete vinto la Seconda Guerra Mondiale. Ora, se non volete che venga persa, non bisogna conservare ma impegnarsi in grandi trasformazioni”.

Cambiare tutto per non cambiare niente? e soprattutto: cambiare il nome?

Le strade nuove “lasciano presagire tutto”.

Così, sinteticamente, il quotidiano comunista tratta della “Svolta” che cambiò i due successivi decenni dell’Italia il 13 di novembre del 1989. Lo spazio principale era dedicato ad altri grandi eventi: la Germania Est, la morte di Dolores Ibarruri “Pasionaria”.

Così in realtà si concluse una storia, quella del Pci, e si aprì il travagliato cammino alla ricerca di una nuova identità e di un nuovo ruolo… ma questa è un’altra storia.

(la foto è di Umberto Gaggioli, conservata presso la Fondazione Istituto Gramsci dell’Emilia Romagna. Una galleria è disponibile qui)

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