Pronti a correre in libreria?!

PCI80

Che cosa c’è di più bello di un libro sul Pci che esce il Primo Maggio??? 

Ora in tutte le libreria – anche quella sotto casa,”Trent’anni dopo. Il Pci degli anni ’80”, editrice @OltreEdizioni

A quasi trent’anni dalla Bolognina, e dopo analisi e ricostruzioni sovrappostesi a quegli eventi, due autrici trentenni analizzano storia e memoria del Partito Comunista Italiano alla ricerca, nelle pieghe degli anni Ottanta, di alcune chiavi di lettura per la comprensione del presente.
Nella prima parte si analizzano gli ultimi cinque anni (1984-1989) del Pci e la crisi dell’auto-rappresentazione del partito portata avanti dal suo gruppo dirigente.
La seconda parte sviluppa un’analisi delle ricostruzioni narrative e memoriali dello stesso partito prodotte da intellettuali e militanti dopo il 1989.

http://www.oltre.it/biblioteca/store/comersus_viewItem.asp?idProduct=3223

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Ospiti del blog (3): Andrea Marinelli intervista Massimo D’Alema

D'alema

Dopo le parole di Bersani di qualche mese fa, torniamo a proporvi il materiale che ci ha inviato Andrea Marinelli tratto dalla sua tesi di laurea “La fine del PCI. L’identità politica dei comunisti italiani tra rotture e continuità (1985-1991)”.

Eccovi un estratto dall’intervista che il nostro giovane storico ha fatto (2010) a Massimo D’Alema:

Come giudicò la dura reazione da parte di tanti dirigenti, storici e non, – in particolare di Ingrao, l’”eretico” del PCI fin dai tempi dell’XI Congresso – e di militanti di fronte alla Bolognina? Come mai, se il PCI era già diverso dalla tradizione comunista, si ebbe una forte contrarietà alla svolta da parte di tanti settori del partito?

Proprio per questo. Innanzitutto c’è da dire che la reazione fu molto contrastata. Il fatto è che la cosa fu percepita come un evento drammatico perché in qualche modo il PCI era qualcosa che apparteneva alla vita di tantissime persone. Parliamo quindi di una svolta che ebbe anche aspetti profondamente esistenziali: non fu soltanto un evento meramente politico.

La motivazione del “No” fu esattamente questa, che, essendo il PCI l’espressione di un comunismo diverso rispetto al comunismo sovietico, non potesse essere considerato un partito che aveva quelle responsabilità, cioè le responsabilità che portarono poi al collasso del comunismo sovietico. Cioè, in sostanza, la tesi del “No” fu: ”Va bene, crolla il comunismo sovietico, ma noi non eravamo parte di quel comunismo. Eravamo parte di un comunismo democratico che non solo non crolla ma anzi per ceti aspetti in questo momento trova una conferma”. La tesi di Ingrao era questa: “Il crollo del comunismo sovietico dimostra che avevamo ragione noi, noi che sostenevamo un comunismo eretico, un comunismo democratico. Eravamo nel giusto, quindi perché dobbiamo sciogliere il PCI, nel momento in cui la storia ci dà ragione?” Questo ragionamento era sbagliato a mio giudizio, però nasceva da un giudizio proprio sull’esperienza storica del PCI e sul fatto che noi eravamo stati l’espressione di un comunismo eretico, e quindi come tale non toccato dalla crisi del comunismo sovietico.

Ha vinto Hitler.

natta

 

Nel suo “Patria”, Enrico Deaglio ri-narra una scenetta che, a memoria di Petruccioli, sarebbe accaduta la sera del 9 novembre 1989, quando  il giovane dirigente entrò nella stanza dell’anziano Presidente per chiedergli consiglio sul da farsi di fronte agli eventi che stavano travolgendo la Germania dell’Est.

Così più o meno sarebbe andato il dialogo:

“Che cosa facciamo?” Natta gli risponde: “Volete cambiare nome? Fatelo… tanto, qui è tutto finito… qui cambia il mondo, cambia la storia… ha vinto Hitler” “si realizza il suo disegno, dopo mezzo secolo…Idee e progetti di cambiamento vengono liquidati. Non per sempre, credo. Torneranno fuori, fra trent’anni, cinquanta… Non so dove, non so in quale forma. L’esigenza rimane”.

Come osserva Luca Telese (Qualcuno era comunista), nel racconto di Petruccioli c’è tutta la “sfasatura di incomprensione fra due uomini e due mondi che parlano lingue diverse”: “dopo la caduta del Muro i comunisti delle due principali generazioni che convivono sotto la stessa identità co storie diverse, prima ancora che sulle idee, a caldo, sono divisi dagli stati d’animo. Nel vecchio Natta prevale il senso crepuscolare di un’epoca che finisce, portandosi via con sé gli orrori del muro, ma anche il senso dell’utopia che aveva acceso il secolo. Nel giovane Petruccioli emerge l’ansia per una liberazione che potrebbe azzerare il peso di una storia che oggi lui, Occhetto e gli altri dirigenti della generazione dei quarantenni avvertono come una zavorra”.

Errori non troppo gravi…

A volte due tratti di matita possono dire molto più di duemila riflessioni.

è il caso di questa vignetta di Bobo, il personaggio più famoso uscito dalla matita di Sergio Staino, ospitato da l’Unità dal 1982.

La vignetta è tratta dall’archivio storico de l’Unità, interamente disponibile online.

Sull’esperienza della satira del Pci dall’interno del Pci, vi consigliamo la lettura di Tango e il Pci, di Stefania Franchi, uscito nel 2000 per la Rubettino editore.

rappresentare il Pci

Il Pci degli anni Ottanta è stato raccontato in mille modi. Video, interviste, libri, memorie…. Inauguriamo così una sezione edu-tainment.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f8a0e4cd-f0d7-41d5-9869-488e85627175.html?iframe

Il video è una puntata di “Quel gran pezzo dell’Italia”, andato in onda sulla Rai nel giugno 2014 e basato sui testi di Edmondo Berselli. (thanks to Andrea Quartarone dell’Uni-Bocconi per la segnalazione)

La puntata è davvero piacevole nel senso tele-spettatoriale del termine. E nella sua schematicità anche accurato.

Forse un po’ troppo sintetico.

E’ vero che il declino di idealità e la centralità dei sempre meno convincenti leader è stata centrale, ma un po’ forse c’è stata anche una precisa idea politica (quella, ad esempio, di smantellare l’organizzazione e di puntare sul partito liquido – cosa che vale per entrambi gli “eredi” del Pci).

Soprattutto, mi pare  ci siano tre grandi assenti nella prima parte: Mani Pulite, la Dc, e Craxi (non necessariamente in quest’ordine).

Voi cosa ne pensate?

1989. 12 Novembre

“Abbandoniamo vecchie strade e inventiamone di nuove”.

Questo il senso del discorso di Occhetto secondo Walter Donati, il redattore de l’Unità incaricato di seguire l’inattesa comparsata del Segretario Generale del Pci alla riunione degli ex-partigiani dell’area della Bolognina (BO).

Era il 12 novembre 1989.

Tre giorni dopo il crollo del muro di Berlino, cinque anni dalla morte di Berlinguer.

Cinque anni in cui Occhetto, attorniato da una leva di nuovi dirigenti “quarantenni”, aveva sostanzialmente proceduto ad una revisione di forme e contenuti dell’identità comunista tale da rendere del tutto prevedibile una mossa del genere.

Ma che cosa disse Occhetto? In realtà non disse nulla di nuovo rispetto al percorso portato avanti negli anni precedenti. Le vere novità vennero dopo, e la “Svolta” fu più un momento di rilevanza mediatica per l’assonanza con l’analoga mossa di Gorbacëv – che si era rivolto proprio ai veterani della guerra per spiegare il senso della sua Perestrojka.

“E’ necessario andare avanti con lo stesso coraggio che fu dimostrato durante la Resistenza”.

Con il crollo del Muro di Berlino “finisce davvero la Seconda Guerra Mondiale”

“Voi avete vinto la Seconda Guerra Mondiale. Ora, se non volete che venga persa, non bisogna conservare ma impegnarsi in grandi trasformazioni”.

Cambiare tutto per non cambiare niente? e soprattutto: cambiare il nome?

Le strade nuove “lasciano presagire tutto”.

Così, sinteticamente, il quotidiano comunista tratta della “Svolta” che cambiò i due successivi decenni dell’Italia il 13 di novembre del 1989. Lo spazio principale era dedicato ad altri grandi eventi: la Germania Est, la morte di Dolores Ibarruri “Pasionaria”.

Così in realtà si concluse una storia, quella del Pci, e si aprì il travagliato cammino alla ricerca di una nuova identità e di un nuovo ruolo… ma questa è un’altra storia.

(la foto è di Umberto Gaggioli, conservata presso la Fondazione Istituto Gramsci dell’Emilia Romagna. Una galleria è disponibile qui)