Spadolini, Giovanni

Spadolini

Giovanni Spadolini nacque nel 1925 a Firenze. Laureato in Giurisprudenza, cominciò a collaborare con “il Messaggero” e con “il Mondo” nel 1948-’49 cominciando così la sua carriera giornalistica che lo porterà alla direzione de “il Resto del Carlino”, de “il Corriere della Sera” e de “la Stampa”. Docente di Storia Moderna, fondò la prima cattedra di Storia Contemporanea nell’ateneo di Firenze. Eletto Senatore nel 1972 con il Partito Repubblicano, fondò il Ministero dei Beni Culturali e resse il Ministero della Pubblica Istruzione sotto i governi di Moro. Sostituì nel 1979 Ugo La Malfa alla testa del Pri. Nel 1981 fu alla testa del primo governo non guidato da un democristiano, nel 1983 fu Ministro della Difesa e dal 987 Presidente del Senato.

A lui è dedicato un premio per la promozione delle scienze storiche che orgogliosamente possiamo dire d’aver vinto….

Terzi incomodi…

Aprile 1987. Pochi giorni dopo il Congresso di Rimini del PSI, si apre quello del Partito Repubblicano, che  “si presenta come partito della democrazia e garante della stabilità di fronte al permanente duello dei due maggiori partners di governo. Il Congresso ovviamente mostra il minimo di contrapposizioni interne, data la necessità di presentarsi unito alle imminenti elezioni”. (Giorgio Galli, I partiti politici italiani, Rizzoli, 2004, p. 303).

Le due principali proposte di riforme istituzionali del Congresso del Psi, ossia l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e la richiesta di una soglia di sbarramento al 5%, erano in aperto contrasto tanto con la visione della Dc che con quella del Pci e soprattutto andavano contro gli interessi dei due partiti minori dell’area socialista, che da tali misure sarebbero stati danneggiati ed indotti ad una confluenza con il principale partito socialista[i].

L’ipotesi politico-istituzionale di carattere presidenzialistico andava prendendo corpo via via che Craxi si rendeva conto che nel sistema politico vigente sarebbe stato praticamente impossibile per il Psi un radicale mutamento di equilibri. Non bastavano infatti cordiali rapporti con i partiti minori, che tra l’altro ben presto si sarebbero resi conto delle pulsioni accentratrici del Psi. Il presidenzialismo, in tal senso, poteva far balenare l’ipotesi di “coagulare un’area elettorale diversa, modellata su una dinamica nuova dei ceti sociali, nella quale i segmenti più dinamici del ceto medio costituivano sempre più il naturale referente”[ii].

Repubblicani, liberali e socialdemocratici, tra l’altro, erano ben lungi dall’avere una univoca collocazione. Giovanni Spadolini continuava infatti a definire il suo partito come una mediazione tra Psi e Dc, nonostante questa si fosse dimostrata negli anni un equilibrio irraggiungibile ed anche in contrasto con le posizioni di altri esponenti di punta del partito – come quella filodemocristiana di Giorgio La Malfa e quella filosocialista di Bruno Visentini.

[i]           Cfr. Rhodes M., Craxi e l’area laico-socialista terza forza o tre forze?, in Corbetta P., Leonardi R., “Politica in Italia”, op. cit., 1987, pp. 188-196. Cfr. anche per la partecipazione della rappresentanza comunista al Congresso di Rimini: Stabile A., Con quel discorso di due ore si spegne la speranza del Pci, in “la Repubblica”, 1/04/1987.

[ii]           Craveri P., La repubblica, op. cit., p. 964.